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azione di riduzione e petizione ereditaria

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Nella successione
testamentaria viene tutelata la posizione dei congiunti più stretti del de cuius (coniuge, discendenti,
ascendenti, ecc.), ai quali, come legittimari, la legge riserva determinate
porzioni del patrimonio dello stesso, anche contro la sua volontà.

Denominate “quote di riserva” o legittima, tali
porzioni corrispondono a quella parte di eredità della quale il testatore non
può disporre, né a titolo di liberalità né mortis
causa
(c.d. “quota indisponibile”
del patrimonio
), poiché riservate ai legittimari o riservatari (Cass. n.
11737/2013; n. 13524/2006).

Si badi però che
nel nostro ordinamento, l’intangibilità
della quota di legittima
va intesa sempre in senso quantitativo e non qualitativo: il legittimario ha diritto
ad un dato valore del patrimonio relitto, non ad una data composizione della
sua quota. Ciò significa che il testatore può “soddisfare le ragioni dei legittimari con beni di qualunque natura,
purchè compresi nell’asse ereditario
” (cfr. ex multis, Cass. n. 2202/1968).

Nell’ipotesi di
lesione della quota di legittima ad essi spettante, il legislatore ha previsto
una serie di disposizioni volte a tutelare gli interessi dei legittimari.

Le azioni
previste dal codice civile, agli artt. 553 e ss. c.c., compendiate nel titolo “Della reintegrazione della quota riservata
ai legittimari
“, sono di due tipi: l’azione
di riduzione e la petizione di eredità.

L’azione di riduzione

Quando la quota
di legittima viene violata dal de cuius,
per effetto di atti di disposizione, o di donazioni, oppure in caso di
testamento, si ha una lesione della
legittima.

In tal caso, per
reintegrare la quota di legge occorre esercitare l’azione di riduzione, prevista dagli artt. 553 e ss. c.c., volta a
far dichiarare invalidi (integralmente o parzialmente) gli atti, inter vivos o mortis causa, che hanno
prodotto la lesione stessa.

L’azione di
riduzione, di fatto, consta di tre
diverse azioni
, in base alla fase e ai soggetti nei cui confronti viene
eseguita:

 – l’azione di riduzione in senso
stretto, che ha lo scopo di far dichiarare
l’inefficacia (totale o parziale) delle disposizioni testamentarie e/o delle
donazioni che eccedono la quota di cui il de cuius poteva disporre;

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– l’azione di restituzione contro i
beneficiari delle disposizioni ridotte
, finalizzata in
seguito al vittorioso esperimento dell’azione di riduzione in senso stretto a
far recuperare ai legittimari quanto ancora presente nel patrimonio dei
soggetti beneficiati;

– l’azione di restituzione contro i
terzi acquirenti
, con pari finalità recuperatorie
della precedente ma esperibile nei confronti degli aventi causa dal soggetto
beneficiato.

Discussa è la sua natura giuridica,
sebbene la giurisprudenza prevalente sostiene si tratti di azione di accertamento (in quanto mirante appunto ad accertare la lesione
della quota di legittima); di natura
personale
(in quanto non diretta erga
omnes
ma solo contro i destinatari delle disposizioni del de cuius); ad effetti retroattivi (giacchè il
trasferimento posto in essere dal de cuius con le disposizioni lesive
si considera come mai avvenuto nei confronti del legittimario) (cfr. Cass. n.
4130/2001; n. 1033/1993).

L’azione si introduce mediante atto di citazione,
dove il legittimario esplicita la causa
petendi e il petitum
, formulando richiesta di reintegrazione nella quota di
legittima mediante la riduzione degli atti di disposizione o delle donazioni,
attraverso l’esposizione sintetica della situazione dell’asse ereditario, ricavato
dalla “riunione fittizia” del c.d.
relictum con il donatum
[ovvero l’operazione contabile, attraverso la quale
si imputa al patrimonio del de cuius il valore dei beni intestati decurtati dei
debiti (relictum) e maggiorati dalle donazioni compiute (donatum), per
calcolare il c.d. “asse ereditario“].

Secondo la
giurisprudenza, “il legittimario che
propone azione di riduzione ha l’onere di indicare entro quali limiti è stata
lesa la legittima, determinando con esattezza il valore della massa ereditaria,
nonché il valore della quota di legittima violata dal testatore
” (Cass. n.
13310/2002).

L’assolvimento
dell’onere probatorio gravante sull’attore di indicare l’esatto valore della
massa ereditaria, è presupposto necessario per l’ accertamento della lamentata
lesione della quota legittima (Cass. n. 14473/2011; Cass. n. 4848/2012).

In ordine alla legittimazione, la riduzione delle
donazioni e delle disposizioni lesive della porzione di legittima può essere
domandata solo dai legittimari e dai
loro eredi o aventi causa
. Si tratta di un diritto irrinunciabile, finché vive il de cuius (Cass. n.
13429/2006), al quale può abdicarsi solo successivamente alla sua morte (Cass.
n. 1373/2009).

Si ricorda che la
teoria prevalente in dottrina e giurisprudenza qualifica il legittimario erede solamente a seguito del positivo
esperimento
dell’azione di riduzione. Ossia il legittimario, al momento
dell’apertura della successione può non essere erede (ad esempio nel caso di
preterizione) oppure può essere erede solamente in quella parte, insufficiente,
lasciata dal defunto.

Il legittimario
diverrà erede della quota che gli spetta (quota di legittima) solamente quando
avrà esercitato vittoriosamente l’azione di riduzione: le disposizioni lesive
della quota di legittima diverranno quindi inefficaci nei confronti del
legittimario leso (Cass. n. 10775/1996; n. 5591/1981).

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Sempre
l’orientamento prevalente sostiene che il legittimario,
anteriormente al vittorioso esperimento dell’azione di riduzione, sia titolare solamente di un diritto
potestativo
nei confronti dei beneficiari delle disposizioni lesive e dei
loro aventi causa: egli avrebbe quindi un “diritto al diritto” di acquistare la
propria quota di eredità (Cass. n. 511/1995; n. 4024/1981).

La petizione ereditaria

Secondo
il disposto dell’art. 533, 1° comma, c.c., la petizione
ereditaria
è l’azione con cui l’erede “può chiedere
il riconoscimento della sua qualità
ereditaria contro chiunque possieda tutti o parte dei beni ereditari
, a
titolo di erede o senza titolo alcuno, allo scopo di ottenere la restituzione
dei beni medesimi”.

L’art. 533 c.c. attribuisce
la legittimazione attiva all’esercizio
dell’azione di petizione al solo erede (o
al coerede),
sia legittimo che testamentario, il quale, chiamato all’eredità,
l’abbia accettata, esplicitamente o tacitamente, con la sola proposizione dell’azione.

Legittimato passivo è colui il quale possiede beni
ereditari
vantando un titolo che invece non gli
compete, ovvero chi possiede senza alcun titolo giustificativo.

Oggetto dell’azione sono tutti i beni ereditari o anche
una parte
o quota degli stessi. L’onere di provare
che i beni appartenessero all’asse ereditario al tempo dell’apertura della
successione spetta all’attore.

Oltre ad ottenere
la condanna alla restituzione dei beni nei confronti di chi li possiede con
titolo invalido o sine titulo, l’azione accerta la qualità di erede in
capo all’attore, la quale una volta acquistata non viene meno (semel heres semper heres).

Nonostante l’affinità del petitum, l’azione di
petizione di eredità si differenzia
nettamente dall’azione di rivendica
(rei
vindicatio
), poiché a differenza di questa non è volta a discutere il
titolo in base al quale il de cuius aveva il
possesso dei beni ereditari, ma ha per oggetto gli elementi costitutivi dell’asse
ereditario.

L’attore può,
quindi, limitarsi a provare la propria
qualità di erede e la circostanza che i beni fossero compresi nell’asse
ereditario
al momento dell’apertura della successione (Cass. n. 11813/1992).

Nella pronuncia 08.10.2013, n. 22915 la Suprema Corte
ha chiarito che la petizione ereditaria ha come presupposto la contestazione
della qualità di erede da parte di chi è nel possesso dei beni ereditari. Nel
caso in cui non vi sia contestazione, verrebbero meno le ragioni per proporre
un’azione di petizione, potendo trovare luogo un’azione di
rivendicazione, la quale ha il medesimo petitum.

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L’azione di petizione di eredità è imprescrittibile,
ex 533, 2° comma, c.c., fatti salvi gli effetti dell’intervenuta usucapione opposta
dal convenuto sui singoli beni.
(Dott.ssa Francesca Tessitore)

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