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Partite IVA, ecco cosa cambia con il regime agevolato

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24 ottobre 2019 – La Manovra 2020 introduce la flat tax per circa 2 milioni di Partite IVA, per il triennio 2020-2022, con un prelievo agevolato al 15% fino ad un tetto di 65 mila euro. C’è però una inversione di rotta sul regime di determinazione del reddito che resta quello “forfettario” anziché passare a quello “analitico”, come prospettato inizialmente alla UE, per tutti gli autonomi, professionisti e imprese che dichiarano ricavi o compensi fino a 65 mila euro.

Una scelta quella di mantenere il regime forfettario, che implicherà l’opportunità di usufruire di alcune semplificazioni con conseguente risparmio di costi amministrativi, come l’esonero dall’applicazione dell’IVA e dell’Irap e la mancata applicazione degli ISA (Indici di affidabilità).

Decisione che, trovando il sostegno del M5S, è stata appoggiata anche dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili. Il Presidente Massimo Miani ricorda tuttavia che resta insoluta la questione delle agevolazioni a chi svolge l’attività in forma associata.

La flat tax per le Partite IVA introduce però due nuovi vincoli per l’ accesso, una sorta di misura anti-abuso che comprende: un tetto di 30 mila euro per chi cumula redditi da lavoro subordinato e pensioni ed un limite di spesa per la manodopera, ovvero per le prestazioni di collaboratori o dipendenti, fino a 20 mila euro.

In attesa che si pronunci il Parlamento, sembrerebbe sfumato il rischio che venga introdotto anche il vincolo dello stock di capitale, che misura il valore dei beni strumentali al lordo degli ammortamenti, indicato in 30 mila euro.

Ma la questione resta aperta, nel tentativo di far quadrare i conti ed attuare il giusto equilibrio fra benefici fiscali e vincoli, che comporti la minore spesa possibile per l’Erario. Tutto dipenderà dalle coperture e dalle risorse che si andranno a recuperare cancellando la Fase 2 della flat tax voluta dalla

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