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Cause di estinzione del reato – prescrizione – omessa declaratoria di prescrizione derivabile da circostanze e reciproco rapporto di valenza quali indicate nella sola richiesta di applicazione di pena formulata dalle parti – legittimità (79)

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        (Omissis)

Con sentenza (omissis) il G.U.P. del Tribunale militare di Palermo applicava a (omissis), su richiesta delle parti, la pena di mesi sei di reclusione militare (con i benefici di legge) in relazione al reato di truffa militare di cui all’art. 234 c. I e II n. 1 e 47, n. 2 cpmp.

Avverso tale sentenza ha proposto personalmente ricorso per cassazione (omissis) deducendo la violazione degli artt. 157-160 c.p..

Secondo il ricorrente, il G.U.P. avrebbe dovuto, in applicazione dell’art. 129 c.p.p., dichiarare il reato estinto per prescrizione. Infatti, il termine di prescrizione sarebbe nella specie di 5 anni, e questo termine sarebbe ampiamente decorso, senza atti interruttivi, nel periodo ricompreso fra la data del commesso reato ( nell’anno 1990) e il primo interrogatorio avvenuto in 26 febbraio 1997.

Il motivo del ricorso è infondato.

Il ricorrente svolge un ragionamento esatto (che cioè il primo atto interruttivo della prescrizione sarebbe avvenuto oltre i cinque anni dal giorno della consumazione del reato, e che, in presenza dell’avvenuto decorso del termine di prescrizione, il G.U.P. avrebbe dovuto dichiarare l’estinzione del reato e non applicare la pena su richiesta delle parti) ma partendo da un presupposto non condivisibile.

Nella specie, infatti, il termine di prescrizione non doveva considerarsi quinquennale bensì decennale.

Il reato contestato, con le aggravanti indicate, prevede una pena massima superiore ai cinque anni di reclusione e perciò si prescrive in dieci anni.

La prescrizione quinquennale, nella specie, dipenderebbe dalla valutazione di prevalenza delle attenuanti generiche effettuata in sede di applicazione della pena su accordo delle parti. Sennonché‚ non ha rilievo, ai fini della prescrizione del reato, il riconoscimento delle attenuanti generiche e la valutazione di prevalenza delle stesse rispetto alle contestate aggravanti, che non scaturisca dalla valutazione del Giudice bensì dall’accordo delle parti, e che sia quindi meramente strumentale alla applicazione concordata della pena.

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Sul punto questo Collegio intende uniformarsi alla decisione di cui alla sentenza 28 maggio 1997 delle Sezioni Unite di questa Corte (1).

Secondo tale pronuncia il procedimento speciale previsto dagli artt. 444 e segg. c.p.p. è utilizzabile per consentire alle parti di addivenire ad un “accordo” sulla pena concretamente applicabile per un determinato reato e, a fronte dei benefici che tale scelta comporta, è essa stessa indissociabile da una rinuncia al “giudizio” e, quindi, alla acquisizione delle prove ed alla loro valutazione nella pienezza del contraddittorio.

Pertanto chi quella proposta offre, come ipotesi di un possibile accordo, sa che ogni decisione dovrà essere assunta allo stato degli atti, senza poter piùfruire dei possibili, od eventuali, vantaggi che potrebbero discendere dai presupposti di fatto emergenti dalle prove acquisibili nonché‚ dall’ampia possibilità della loro valutazione.

Il potere-dovere dato al Giudice di pervenire ad un pronuncia di proscioglimento ai sensi dell’art. 129 c.p.p. è strettamente legato alle risultanze gi… acquisite attraverso le indagini espletate dal P.M., le quali siano eventualmente atte a dimostrare la non punibilità o la mancanza di qualsiasi prova a carico.

Dunque è proprio la stessa costruzione normativa del procedimento speciale di cui agli artt. 444 e segg. c.p.p. a dissociare l’area di operatività dell’art. 129 c.p.p. dal contenuto dell’accordo al quale le parti siano pervenute.

Il compito del Giudice è solo quello di accertare, sulla base degli atti, e quindi NON sulla base dell’accordo strumentale alla applicazione della pena, se esistono le condizioni per il proscioglimento.

Trattasi di un compito “preliminare”; solo A SEGUITO di tale valutazione, e se non dovr… pronunciare il proscioglimento, il Giudice potrà e dovrà valutare se sia esatto il quadro nel cui ambito le parti abbiano determinato la pena.

La conclusione è che il giudizio del Giudice non può subire condizionamenti che possano scaturire dal contenuto dell’accordo.

Se cosi non fosse si finirebbe per sovrapporre un accertamento, che è preliminare, e che il giudice deve compiere di ufficio e sulla base dei soli atti disponibili, alla successiva ricognizione del contenuto dell’accordo.

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Realizzatosi l’accordo, per l’applicazione della pena, cosi come è precluso alle parti modificarne i termini o presentare al Giudice progetti alternativi di possibili decisioni, a maggior ragione non pu• che essere precluso utilizzare una parte soltanto dell’accordo raggiunto per scopi estranei alla applicazione della pena.

Venendo al problema di cui al caso in esame si osserva che, dalle premesse di cui sopra, discende l’impossibilità, per il Giudice del cosiddetto “patteggiamento”, di esercitare qualsiasi potere valutativo in merito alla sussistenza dei presupposti per il riconoscimento delle attenuanti generiche e per la loro valutazione di equivalenza o prevalenza rispetto alle aggravanti. Il Giudice non può, sul punto, che recepire quel riconoscimento e quella valutazione solo in quanto frutto dell’accordo tra le parti.

Pertanto il riconoscimento delle attenuanti generiche in sede di procedimento ex artt. 444 e segg. c.p.p. (attenuanti, ripetesi, non concesse dal Giudice, ma concordate tra le parti) è soltanto funzionale alla applicazione di una pena concordata, e non può avere altro rilievo giuridico-penale se non quello.

Altrimenti si finirebbe per utilizzare una parte dell’accordo tra le parti per uno scopo che è in antitesi alla stessa richiesta di applicazione concordata della pena.

(omissis)

E’ pertanto precluso ( e lo era ovviamente anche per il G.U.P. presso il Tribunale militare) utilizzare la parte dell’accordo relativa al riconoscimento ed alla “valenza” delle attenuanti generiche, per pervenire ad una pronuncia di proscioglimento per intervenuta prescrizione del reato.

(omissis)

(1) N.D.R. : il testo della menzionata sentenza delle Sezioni Unite è pubblicato in questa Rassegna, fascicolo 5/6 1997.

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