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Prescrizione e decadenza bollette: simili ma sostanzialmente diverse

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Prescrizione e decadenza delle bollette hanno un elemento comune; in entrambe, il passare del tempo determina la perdita di un diritto. In realtà esse sono sostanzialmente diverse.

Mediante la prescrizione si opera l’estinzione dei diritti, nei casi in cui il titolare non li eserciti entro il termine previsto dalla legge (codice civile, art.2934 e segg.). La decadenza prevede la perdita della possibilità di esercitare un diritto per il mancato esercizio in un termine perentorio (codice civile, art.2964 e segg.). E’ inoltre possibile anche contestare una bolletta.

Tipologie di prescrizione per le bollette

Esistono due tipi di prescrizione:

  • Prescrizioni estintive: prescrizione ordinaria di 10 anni a cui sono riferibili tutti i crediti per i quali la legge non specifica qualcosa di diverso. Per determinati crediti, invece, vengono applicate prescrizioni brevi di cinque anni. Al debitore basterà richiedere il decorso del termine per far scattare la prescrizione ed estinguere il debito.
  • Prescrizioni presuntive: quasi tutte le prescrizioni inferiori ai 5 anni (sei mesi, un anno, tre anni, etc.) In questo caso, trascorso il termine, il debito non si estingue, ma si presume che sia estinto.

Come contestare la decadenza o la prescrizione delle bollette

La prescrizione e la decadenza non possono essere rilevate d’ufficio da un giudice, ma è indispensabile contestare attivamente il decorso dei termini (personalmente o mediante avvocato). La prescrizione e la decadenza vanno immediatamente valutate sia nei casi in cui si intenda esercitare un diritto, sia in merito a richieste di adempimenti (pagamenti di multe, bollette, cartelle esattoriali, ecc.); il pagamento preclude la possibilità di opporre la prescrizione.

Non tutti i diritti sono soggetti a prescrizione come la proprietà, le azioni inerenti la contestazione della paternità e quelle di riconoscimento filiale, il riconoscimento di eredità e le domande di divisione dei co-eredi.

Tempi di prescrizione per le bollette

Per ciò che concerne la prescrizione del pagamento delle bollette relative ai consumi di luce, acqua, gas e telefono, la prescrizione è di cinque anni (come dichiarato dall’articolo 2948 del codice civile). La preiscrizione si riferisce ai:

  • rifornimenti di energia elettrica;
  • rifornimenti di acqua potabile;
  • linee telefoniche, fax, internet ADSL dei vari operatori di telecomunicazioni;
  • rifornimenti di gasolio, metano e riscaldamento.

Se le fatture consegnate ai clienti passano in giudicato, e in procedura giudiziale, il limite si allunga a 10 anni.

I casi delle bollette pazze nel nostro Paese

Si sono moltiplicati negli ultimi anni i cosiddetti casi delle bollette pazze, fatture che arrivano dalle aziende con dati molto gonfiati riguardo l’importo da dover pagare. Ne sa qualcosa la municipalizzata di Roma Ama: l’azienda ha infatti recapitato cartelle con dati gonfiati a migliaia di romani che si sono ritrovati nel panico più totale. Il Sindaco di Roma Marino è dovuto intervenire personalmente per risolvere la faccenda. I vertici Ama hanno riconosciuto l’errore, derivante da un deficit informatico, decidendo di avvalersi di un’utility come Sap, leader del settore, per risolvere l’annosa questione. Ci vorrà tuttavia molto tempo, stimabile in un anno e mezzo, per riportare il sistema alla regolarità. Questi problemi tuttavia non accadono solo nella Capitale d’Italia visto che casi analoghi sono occorsi anche in altre Regioni, come in Abruzzo e in Sardegna. Tutto ciò è quindi sintomo di un problema che può verificarsi da un momento all’altro e che costringe l’utente ad informarsi bene, soprattutto per i passaggi da fare per l’annullamento, per non trovarsi intrappolato in fatture da dover pagare per forza.

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Come risolvere queste pratiche? A chi affidarsi?

Sul web si trovano diverse informazioni per chi si ritrova incastrato in questo problema e non sa come risolverlo. Una delle misure da prendere può essere l’invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno all’Ufficio Reclami, allegando una copia di ciò che si vuole contestare, il codice cliente e il servizio (acqua, luce, gas per esempio). L’Ufficio Reclami dovrà rispondere entro il termine di quaranta giorni, pena un risarcimento di 20 euro, che diventano 60 se dopo quattro mesi il cliente ancora non ha ricevuta alcuna risposta. Se viene appurato che il conteggio è stato sbagliato, l’Azienda deve inviare tramite raccomandata il conteggio esatto entro 90 giorni. Ovviamente se il cliente aveva già pagato la fattura, può richiedere il risarcimento. Un’altra via è quella di rivolgersi ad apposite associazioni di consumatori, come Adiconsum che guiderà il cliente per il reclamo da fare nel caso di dati maggiorati sulla bolletta da pagare. Infatti può succedere che non ci sia risposta al nostro reclamo fatto oppure che contattando il call center si rimanga in attesa ore e ore senza risolvere per nulla il nostro problema. Il tutto quindi con una perdita di tempo notevole per il cliente.

Cosa fare prima di contestare le bollette

Se pensate che le vostre bollette (di energia, gas, acqua, telefono fisso o mobile e/o di prestazioni erogate) prevedano addebiti non dovuti, è possibile contestare la fattura ricevuta.

Ogni cittadino può infatti avviare un ricorso al Giudice di Pace, anche senza ricorrere ad avvocati per importi inferiori a 500 euro, o rivolgersi alle autorità garanti dell’energia, del gas, delle comunicazioni, nonché agli uffici di conciliazione e arbitrato attivati tra associazioni di consumatori ed enti gestori.

La prima cosa da fare è provare a chiedere chiarimenti, di persona o per telefono, agli uffici commerciali dell’azienda interessata. Se le risposte ottenute non soddisfano, è opportuno allora inviare al gestore (per raccomandata con ricevuta di ritorno, valida come prova) una lettera di reclamo in cui verranno spiegati i motivi della contestazione, allegandovi una fotocopia della bolletta in questione e i tutti gli eventuali documenti utili a perorare il dissenso.

Sollecito pagamento per una bolletta già pagata

Se viene richiesto di pagare una bolletta già pagata, si può rispondere inviando una copia delle bollette immediatamente successive a quella contestata sulle quali è indicato che le bollette precedenti (compresa quella contestata) risultano pagate. In caso di domiciliazione, si può allegare anche l’attestazione dell’avvenuto pagamento, che si può richiedere alla banca.

Servizi non utilizzati e adebitati

In caso di addebito in bolletta di servizi non utilizzati (ad esempio un collegamento a Internet in seguito sospeso), bisogna contestare la bolletta, con una lettera di reclamo in cui si chiederà lo storno dalla bolletta delle spese relative al servizio non usato. In caso di precedente sospensione del servizio, si dovrà allegare una copia della disdetta del contratto.

Provvedimento cautelare mentre si contesta la bolletta

Se, dopo aver contestato la bolletta, l’azienda minaccia di interrompervi il servizio o attua direttamente tale minaccia, è possibile rivolgersi a un pretore, chiedendo un provvedimento cautelare d’urgenza (art. 700 del cod. proc. civile) per ottenere il ripristino dell’erogazione nel caso si tratti di un servizio essenziale, come luce, gas o acqua.

Sarà il Giudice di Pace a stabilire chi ha torto o ragione, valutando la legittimità o meno del comportamento dell’azienda e fissando gli eventuali risarcimenti dovuti, ad esempio per l’interruzione del servizio.

Prescrizione delle bollette

È infine importante sottolineare che dopo 5 anni una bolletta va in prescrizione, e non si avrà più diritto ad un eventuale rimborso.

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La lettera di contestazione

Una volta assicurati che la bolletta telefonica presenti veramente un errore dovrete per prima cosa spedire una lettera di contestazione (tramite raccomandata con ricevuta di ritorno); nel documento bisogna specificare:

  • i dati dell’intestatario del contratto e dell’azienda;
  • il fatto che si sta facendo una contestazione
  • il numero della fattura, la causa dell’obiezione e il periodo in cui si è riscontrato l’errore;
  • il desiderio che venga spedita una nuova bolletta telefonica o che venga rimborsata la cifra se è già stata onorata;

Non bisogna dimenticare di allegare alla lettera una fotocopia della fattura; fatto questo la compagnia avrà 40 giorni di tempo per eseguire gli opportuni controlli e comunicare i risultati all’utente.

L’accredito a seguito della contestazione

Trascorsi i tempi tecnici (ma sempre entro la soglia dei 40 giorni) la società dovrà comunicare la sua risposta: se riconosce che la bolletta telefonica era effettivamente inesatta dovrà ricalcolare la cifra da pagare ed emettere una nuova fattura, oppure rimborsare entro 90 giorni quanto versato dal cliente.

L’accredito saldato nel periodo di tempo prestabilito è del 100%, sarà doppio se saldato entro 180 giorni o triplo se pagato entro i 270. L’azienda pagherà direttamente tramite assegno o bonifico bancario, oppure indirettamente alleggerendo la bolletta telefonica successiva.

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