Processo civile: una riforma che lascia perplessi


processo-civile-una-riforma-che-lascia-perplessiIl premier Giuseppe Conte e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

Processo civile: in attesa che la maggioranza trovi un accordo sulla prescrizione, che blocca la riforma del processo penale, palazzo Chigi comunica che è partita quella della procedura civile. Il comunicato del governo si limita a tracciare le linee guida del disegno di legge delega. Che lasciano perplessi.

Da tre riti a uno solo

Partiamo dall’inizio: “I tre riti attuali diventeranno uno solo”. Lodevole iniziativa. Ma i riti oggi non sono tre, sono un’infinità! Il rito locatizio ha le sue regole, come quello per la separazione. Quello del lavoro è un rito a parte, diverso dall’ingiunzione. L’opposizione all’esecuzione segue le sue regole come le opposizioni alle cartelle esattoriali.

Ben venga il rito unico… ma sappiamo da dove partiamo? E come sarà il rito unico? Solo “con ricorso”. Spieghiamolo per i profani, ricordando che il sistema attuale – citazione per la generalità dei casi, ricorso in casi eccezionali – affonda le sue basi nel diritto romano, la vocatio in ius. E aveva un motivo ben chiaro: il processo civile è un processo “privato”, ad impulso di parte. Tanto è vero che se le parti – durante il giudizio – trovano un accordo, è sufficiente che non si presentino più davanti al giudice per far archiviare il procedimento.

La differenza è questa: col ricorso si deposita un fascicolo alla cancelleria del giudice. Il fascicolo deve contenere tutti i documenti necessari e si deve pagare una tassa (iscrizione a ruolo) che varia col variare dell’importanza della domanda. Per esempio è gratis quando si tratta di minori o di diritto del lavoro e può arrivare anche a 2mila euro se si discute di milioni. La prima udienza è stabilita dal giudice. Secondo la riforma dovrebbe tenersi entro 80 giorni (oggi, con la citazione sono 90, ma, per esempio, in caso di sfratto scendono a 20).

Basta alle “udienze inutili”

Non è l’unica novità: si intendono abolire le “udienze inutili”, come quella di precisazione delle conclusioni. Benissimo, sapete a che serve? Appunto a “precisare” la domanda dopo che si sono tenute le prove. Facciamo un esempio: chiedo un risarcimento danni da un milione. Il giudice nomina un perito per la stima dei danni. Il perito stabilisce che il danno è di solo centomila euro. Nel precisare le conclusioni, io posso insistere nella richiesta del milione, dicendo che il perito non ha capito niente, come risulta dai documenti che ho prodotto, oppure concludere allineandomi sui centomila euro. Se la sentenza sarà di centomila e io ho insistito sul milione, niente spese legali pagate dalla controparte. Se avrò avuto ragione nell’insistere sul milione, invece avrò anche le spese.

Il calendario del processo civile

Ancora: 10 giorni prima della prima udienza il giudice dovrà stilare un calendario del processo. Questa norma può essere pensata solo da chi non ha mai varcato un’aula di tribunale. Volete un elenco degli incerti del processo? Spostamento del giudice ad altro incarico; malattia o corso di aggiornamento dello stesso; chiamata del giudice a far parte del collegio penale per quel giorno; assenza di un teste; richiesta di proroga del perito per il deposito della relazione tecnica; assenza di uno dei due avvocati per mille ragioni, tra cui un’udienza più importante, magari in Cassazione. E il calendario va a farsi benedire. Sentiamo già i giudici dire “io l’ho fatto, il calendario, come prescrive la legge, poi sapete anche voi cosa può succedere”, insomma, una pia illusione.

Le notifiche con posta certificata

Non è finita: per la riforma del processo civile tutte le notifiche dovranno essere fatte a mezzo pec, ove l’avversario ne abbia una. Durante il processo il problema è già risolto, perché ogni comunicazione agli avvocati avviene appunto a mezzo pec. Il problema è un altro. Devo iniziare una causa contro una grande società: so che non solo possiede una pec, ma che viene consultata quasi giornalmente. Ottengo il mio scopo. Ma se devo chiamare in giudizio una carrozzeria, un artigiano, un amministratore di condomino, siamo sicuri che costoro consultino giornalmente la loro casella pec? Di solito no. E quando la aprono spesso è troppo tardi. A quest’ultima novità si potrà porre rimedio: esistono app che comunicano al cellulare se ci sono novità nella casella pec. Ma occorrerà installarle e tenerle sotto controllo.

Tutto negativo?

No, l’unificazione dei riti che, secondo le ultime stime, oggi viaggiano tra i 14 e i 18, alla lunga potrà essere un bene, come l’eliminazione del rito Fornero nelle cause di lavoro, che ha provocato più danni che vantaggi. La previsione di una sanzione per le liti temerarie è un po’ come le manette agli evasori: esiste già per i ricorsi penali in Cassazione ed ha dato misera prova di sé. E comunque dovrà essere prevista anche per chi resiste in giudizio in modo temerario.

Se dovesse funzionare (e senza un aumento di mezzi, magistrati e cancellieri ci sembra molto dura) è probabile che “attiri più investitori stranieri” come dice il premier Conte. Il quale, da avvocato, dovrebbe sapere che le norme senza risorse però non bastano. Quando dice che “aumenterà il telematico” dovrebbe ricordare che la Cassazione per le sue comunicazioni usa ancora il fax (come se noi usassimo la clava), che in molti tribunali, per ora, il telematico è semplicemente il raddoppio degli adempimenti (carta più elettronica) e che spesso ai giudici di Pace manca una risma di carta per scrivere le sentenze.

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