UNICOLAVORO24

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Parere 11 ottobre 2016, n.18746

Quesito in ordine alla corretta applicazione dell’art. 316 ter, comma 2, c.p. “Illecito amministrativo di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato”- Parere

Ispezioni sul lavoro – Illecito amministrativo – Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 306 ter c.p.) – Utilizzo o presentazione di dichiarazioni o documenti falsi, inesatti o incompleti – Omissione di informazioni dovute – Conseguimento di contributi, finanziamenti e mutui agevolati – Erogazioni dello Stato, enti pubblici e Comunità europee – Procedimento sanzionatorio – Procedura di contestazione della sanzione amministrativa – Indebiti conguagli contributivi – Sanzione amministrativa mensile

Oggetto: Quesito in ordine alla corretta applicazione dell’art. 316 ter, comma 2, c.p. “Illecito amministrativo di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato”- Parere

Codesta Direzione Territoriale del Lavoro ha formulato alla scrivente una richiesta di parere in ordine alla corretta determinazione della sanzione amministrativa di cui all’art. 316 ter, comma 2 c.p., alla luce del recente orientamento della Cassazione Penale, sez. II, secondo il quale: “il reato si consuma nel momento in cui il datore di lavoro provvede a versare all’Inps – sulla base dei dati indicati sui modelli DM10 – i contributi ridotti per effetto del conguaglio cui non aveva diritto, venendo così a percepire indebitamente l’erogazione dell’ente pubblico” (cfr. sentenza n. 4404 del 3/02/2016).

Va evidenziato che tale orientamento si è formato in riferimento ad una ipotesi di indebito conguaglio contributivo, in relazione al quale la Cassazione ha preliminarmente precisato che l’illecito di cui all’art. 316 ter c.p., può conseguire, oltre che dalla materiale ricezione di “contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee” non dovuti anche, semplicemente, dall’esenzione dal pagamento, a seguito di una denuncia non veritiera di conguaglio, di una somma altrimenti dovuta.

Alla luce di tale orientamento, sembra superata anche la questione inerente la qualificazione della fattispecie in esame come reato di truffa ex art. 640 bis c.p., atteso che la condotta di cui all’art. 316 ter c.p., che, si ricorda, può consistere nell’”utilizzo o nella presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere”, ovvero nell’”omissione di informazioni dovute”, non determina obbligatoriamente un’induzione in errore o un danno per l’ente pubblico (Cass. Pen. SS.UU. n. 7537/2011). I reati di cui all’artt. 640 bis e 316 ter c.p. vengono infatti posti dalla giurisprudenza di legittimità in rapporto di sussidiarietà e non di specialità, con la conseguenza che il residuale e meno grave delitto di cui all’art. 316 ter c.p., si configura solo laddove la condotta difetti degli elementi costituitivi della truffa sopra richiamati.

In tale contesto e sempre con riferimento all’ipotesi di indebito conguaglio contributivo, la sez. II della Cassazione ha altresì chiarito, come anticipato, che ai fini della integrazione dell’ipotesi di illecito amministrativo – che come noto si configura laddove l’importo indebitamente percepito non sia superiore a €. 3999,96- occorre tener conto non più della somma indebita complessivamente percepita dal beneficiario, ma di quella allo stesso mensilmente corrisposta (cfr. sentenze n. 15989 del 19/04/2016, n.4404 del 3/02/2016 e n. 48663 del 24/10/2014).

Ciò in ragione del fatto che il reato si perfeziona al momento della percezione delle somme indebite, che, nella fattispecie di indebita fruizione di conguagli contributivi si realizza, secondo la ricostruzione della giurisprudenza di legittimità, con il mancato versamento all’INPS di quanto mensilmente dovuto per effetto di quanto falsamente denunciato. Ne deriva che se il conguaglio indebito si è realizzato in più mensilità, si dovranno configurare tanti reati – in concorso materiale – quanti sono i mesi interessati, per i quali, secondo la giurisprudenza di legittimità, troverà comunque applicazione la continuazione ai sensi dell’art. 81, cpv c.p.

Nonostante l’orientamento sin qui illustrato disattenda quello formatosi precedentemente (Cass. Pen. sez.VI, sentenza n. 11145 del 2/3/2010) e quindi sarebbe possibile un eventuale intervento delle Sezione Unite, si rende opportuno, sentito l’Ufficio legislativo, fornire medio tempore alcune indicazioni limitatamente alla contestazione e notificazione di tale illecito ai sensi dell’art. 14 della legge 689/1981 per la quale risulta competente questa Amministrazione.

Il procedimento sanzionatorio amministrativo di cui all’art. 316 ter, comma 2 c.p., per quanto sopra esposto in relazione ai casi esaminati, si informa nella fase di contestazione e notificazione, al principio del cumulo materiale, in virtù del fatto che le condotte datoriali di “indebito conguaglio” si consumano mese per mese e sono astrattamente distinte e indipendenti l’una dall’altra. Come già indicato nella nota del 24/02/2016 cit.: “il funzionario che ha accertato la violazione amministrativa, potrà contestare e notificare la stessa, ai sensi degli artt. 14 e segg. della Legge n. 689/81, rispettando, al contempo la disposizione che limita l’importo massimo della sanzione applicabile, stabilita da un minimo di € 5.164 ad un massimo di € 25.822, al “triplo del beneficio conseguito”. L’importo della sanzione “ridotta”, ai sensi dell’art. 16 L. n.689/81, sarà pari ad 1/3 del massimo edittale previsto dalla norma – € 8.607,33 – ovvero pari al triplo del beneficio indebitamente percepito, ove quest’ultimo risulti inferiore alla sanzione così definita.” Ciò vuol dire che nel caso di indebiti conguagli, tale limitazione opera in relazione all’importo conseguito per ciascun illecito perfezionatosi mensilmente, per i quali, quindi si procederà alla contestazione in relazione a ciascun mese senza che sia evidentemente necessaria la preventiva trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica.

Con riferimento agli atti che, anche in ragione di quanto sopra, verranno trasmessi dagli Uffici giudiziari ai fini della contestazione e notificazione, ex art. 14 e ss. della l. n. 689/1981, si evidenzia la necessità di procedere entro i termini decadenziali di 90 gg. dalla loro ricezione, anche nell’ipotesi in cui gli atti provengano dalla Prefettura che li abbia, a sua volta, ricevuti dall’Autorità giudiziaria.

Si rammenta infine che l’autorità cui presentare rapporto, ex art. 17 L. n. 689/1981, è individuata nella persona del Prefetto (Cons. Stato, sez I, Parere n. 2836/2014, nota DGAI prot. n. 3674 del 24/2/2016), al quale soltanto sarà rimessa l’eventuale applicazione dell’istituto della continuazione di cui all’art. 8, comma 2, della L. n. 689/1981 in sede di emanazione dell’ordinanza ingiunzione (Cfr. circolare n. 81/1987; nota circolare n. 5831 del 2/5/2008).

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